Curiosità dal mondo del caffè – Parte 2
Invitate a casa gli amici, offrite loro un delizioso caffè, fatto per esempio con la macchina e le capsule Gran Aroma della Mondial Casa, e stupiteli con notizie sorprendenti sul mondo del caffè! È stato detto che il modo di consumare il caffè può costituire un indicatore del comportamento di una persona: il consumo moderato, spesso ad orari ben precisi, caratterizza in genere un individuo che cerca di suddividere in modo razionale le attività e gli impegni della giornata, mentre il consumo eccessivo, affrettato, spesso sostitutivo dei pasti, si associa a comportamenti di vita più frenetici e meno cadenzati. Si può dire che se da un lato il caffè riveste un valore alimentare praticamente insignificante per quanto riguarda l’apporto energetico e nutrizionale, dall’altro favorisce alcune importanti attività metaboliche e digestive, contribuendo nello stesso tempo a limitare una introduzione incontrollata di alimenti e di calorie. Il caffè trovò un posto d’onore nella cultura islamica, poiché nei paesi arabi erano (e tuttora lo sono) banditi l’alcol e ogni sostanza che inebriava. Il caffè, venne associato ad uno stato di lucidità mentale, al punto che il suo consumo fu addirittura spropositato e senza controindicazione alcuna. Qui, infatti, sorsero i primi locali pubblici dove si consumava caffè. Nei primi anni del Cinquecento, tuttavia, il governatore della Mecca, nella convinzione che il caffè “portava il popolo alla ribellione”, tentò di impedirne il consumo. La popolazione reagì con tale energia che il divieto fu immediatamente abrogato. In passato, in Turchia, paese notoriamente poco femminista, se l’uomo proibiva alla moglie di bere caffè, questa poteva chiedere la separazione per ‘giusta causa’; comunque il problema non si poneva, perché erano proprio gli uomini a incentivare il consumo di caffè da parte delle donne, nella convinzione che questo le favoriva durante il parto. I chicchi di caffè sono molto elastici, quindi per riconoscere la loro bontà se ne deve buttare uno per terra: se rimbalza, significa che il caffè è buono. Per riconoscere, invece, la buona qualità del caffè in polvere, bisogna metterne un cucchiaino in un bicchiere di acqua: se il caffè è buono la polvere dovrebbe rimanere a galla.
In un suo racconto il grande Peppino De Filippo descrive l’utilizzo dell’”abbrustulaturo” e dell’atmosfera che intorno a questo si creava. De Filippo narra che le famiglie meno abbienti abbrustolivano per conto loro il caffè, poiché comprarlo crudo costava meno. In tante strade e nei vicoli di Napoli, durante il processo di tostatura, si sprigionava dai balconi un aroma delizioso, penetrante, irresistibile di caffè. L’”abbrustulaturo” era un cilindro lungo dai 30 ai 60 centimetri, appoggiato, per mezzo di un perno posto ad una delle due estremità, ad una scatola in metallo, alla base della quale vi era una griglia per accendere la brace. All’interno del cilindro andavano inseriti i chicchi crudi di caffè e, continuando a girare la manovella posta all’altra estremità del cilindro, li si facevano rovesciare sempre su se stessi finché non diventavano color “manto di monaco”. All’inizio e per molti secoli era diffusa la convinzione che il caffè fosse solo un alimento eccitante e corroborante; i beduini pensavano addirittura che combattesse la sete, tant’è che schiacciando e impastando le bacche di caffè con del grasso, ottenevano dei pani da consumare durante i viaggi nel deserto e prima della battaglie.
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